Aborto, è scontro a 3 tra Coccia, Vecchi e Manconi. E c’è pure un barbone con la Peroni

Nelle Marche, niente aborto nei consultori. Da votazione ad hoc circa la distribuzione della celebre pillola Ru486 sono risultati numeri non sufficienti per approvare la norma.

I principali oppositori? Il centrodestra, a partire da Fratelli d’Italia che ha parlato persino di battaglia di retroguardia quando il vero problema sarebbe la denatalità dell’Occidente.

E nel frattempo, impazza il confronto. Raggiunti dai nostri microfoni, la biologa nutrizionista Cristina Coccia, autrice delle Edizioni di Ar, l’opinionista Emanuele Vecchi, la scrittrice M. Valeria Manconi e un barbone scevro di generalità che era lì a consumare la Peroni sullo scalino hanno dato vita a un dibattito interessante, su posizioni talvolta antitetiche.

Coccia: “Fermare la denatalità in Italia: presupposto giusto, ma anche la salute pubblica. Io sono favorevole al cosiddetto aborto terapeutico in caso di malformazioni o aberrazioni cromosomiche. Per le altre gravidanze impreviste esiste l’adozione.”

Manconi: “Ognuno è libero di fare ciò che vuole. Nessuno può imporgli una scelta sul proprio corpo”

Barbone: “E la donna quindi deve subirsi nove mesi di sofferenze per una toccata e fuga?”

Coccia: “Mai avuto una sofferenza in nove mesi. Uno dei periodi più belli della mia vita.”

Barbone: “Evidentemente la tua non era una ‘toccata e fuga’ ma un presupponeva un sentimento verso il Lui di turno. Però se giaccio con qualcuna senza erotismo ma esaltando la pornografica ammirazione da oggetto a oggetto, non posso correre il rischio di una gravidanza.”

Vecchi: “La RU486 non è che sia una ‘mentos’, e nemmeno un’aspirina. Lascia squilibri ormonali e anche a livello psicologico-esistenziale degli strascichi non indifferenti, se la sventurata – ovvio – dispone di animo e cuore.Sull’aborto, ci sarebbe da scrivere migliaia e migliaia di pagine. Ciò che è preoccupante non è tanto il fatto per se stesso, bensì la volontà di una certa schiera di farlo passare per evento ‘naturale’; così come si toglie un callo se da fastidio, altrettanto si può buttare un feto, una Vita, di qualunque settimana sia, giù per il cesso. Essere contro l’aborto e al contempo contro l’eccesso di natalità (inconsapevole ed animalesca) a certe latitudini (in Africa subsahariana siamo a 5-5,5 figli per donna fertile), non è una contraddizione. Per ciò che riguarda la natalità interna, evitando qualsiasi personalismi, mi ricollego e convengo (per quello che può contare) con ciò che diceva qualche tempo fa la dottoressa Coccia . Mi riferisco a quando parlava (se non ricordo male e se non erro) di ortogenetica. Cioè, per come l’ho intesa io, di una scelta consapevole e condivisa; nella quale rientrano una serie di fattori e valutazioni, individuali e (soprattutto) di coppia, tra soggetti compatibili, in senso biologico, fisico e neurologico”

Barbone: “Mah, non saprei…”

Vecchi: “Sì, caro bevitore, come dici tu ci può essere la ‘cazzata di una sera’; al che – lungi da me il giudizio – farei una domanda a chi decide di ricorrere all’aborto: “Figliola, hai preso questa decisione nel pieno delle tue facoltà mentali, solo perché non puoi, in questo momento, permetterti di avere un figlio, oppure perché non desideri portare il segno di una gravidanza per 9 mesi onde non essere esposta a pubblico ludibrio? “Ed aggiungerei:” La tua, è di sicuro una scelta lancinante di dolore; ma sai che esiste la possibilità di partorire in assoluto anonimato e dare il nascituro in adozione? “Mi chiedo, Ti/Vi chiedo: che cazzo (scusate la parola colorita) ci stanno a fare consultori e assistenti sociali?Certo, sembrano quasi assolvere una missione; quella della denatalità occidentale, dello sfibrare e sfigurare la nostra etnia.

Coccia: “Sono perfettamente d’accordo con te. È come se volontariamente non si volesse proprio rendere consapevoli le donne della possibilità di dare in adozione un figlio. Vedo campagne in favore della libertà di abortire ma non di educazione e informazione sulle adozioni nazionali”

Barbone: “Ragazzi, forse ignorate che il riconoscimento del figlio è un atto dovuto del genitore accertabile giudizialmente e da uno dei genitori e dal figlio stesso. Quindi va bene tutto, ma se io non voglio dargli alcun mantenimento, o abortisco, o attendo nasca e lo sparo in fronte. Visto che il secondo è un reato, opto per il primo”

Coccia: “Hai sollevato un punto in cui, per me, giuridicamente ci sarebbe l’assoluta necessità di intervenire. Adesso e non tra anni. Se un padre e una madre non possono riconoscere e mantenere un figlio deve essere lo Stato ad aiutare il neonato in un iter di adozione, mantenendolo. Lo si fa per i minori stranieri non accompagnati, ma i genitori che non hanno mezzi vengono lasciati soli. E così è chiaro che sembra esistere solo l’aborto.

Manconi: “Oltre all’errore di una sera, ci sono donne violentate che non vogliono tenere il figlio. Se una persona decide di optare per l’aborto sono semplicemente fatti suoi. Non per forza si ha la voglia o la forza di essere madri. Non per forza si hanno disponibilità economiche e sociali. Portare a termine una gravidanza e poi dare il figlio in adozione è una cosa dolorosissima. Io ho due bambine. Nessuno può essere giudicato per ciò che fa, ma sono certa che portare a termine una gravidanza e lasciare il bambino è molto più doloroso che interromperla all’inizio, anche se ci sono notevoli squilibri ormononali ed è sia triste anche quello. Resta il fatto che l’aborto è una scelta personale, non credo presa alla leggera, e come tale deve essere rispettata, sempre.”

Coccia: “Sulle violenze sessuali sono d’accordo. Non accetterei di crescere nel mio corpo un figlio concepito per violenza sessuale senza una mia decisione. È uno dei casi che va preso in considerazione e di cui varrebbe la pena parlare in un altro mio testo. Sul dolore del dare un figlio in adozione lo capisco ma una futura madre deve anche considerare di prendersi un po’ di responsabilità nell’omicidio di un essere vivente. Capisco gli squilibri ormonali che ci sono per tantissimi motivi nella vita di una donna e anche più violenti di questo. (Seguo casi di donne con disturbi alimentari che si riflettono sul sistema ormonale e non sono facili da gestire. ) Ma l’omicidio mediante aborto va valutato in aspetti molto specifici e differenziando i diversi casi. L’aborto terapeutico è una forma di eutanasia (sulla quale sono sempre stata favorevole). Perciò non riesco a condividere la visione cattolica e quella di Fratelli d’Italia, un partito che non sostengo minimamente. Non è solo una scelta della donna, intervengono più fattori. La salute pubblica, l’incidenza di patologie ereditarie, la denatalità, le violenze sessuali. Non si può non considerare che un figlio è comunque una vita che rientrerà in una comunità, in una Nazione, non solo nella vita di una donna. È ora che anche lo Stato si assuma le sue responsabilità e aiuti i genitori. Se lo Stato non interviene in questo discorso, sul quale si basa il futuro di una Nazione, in cosa deve intervenire? Spostando tutto solo sulla scelta individuale, in ogni aspetto dell’esistenza, alla fine le Nazioni non esisteranno più. Che, forse, è proprio ciò a cui si vuol tendere. Purtroppo.”

Barbone: “Esistono però pure uomini violentati”

Su questa affermazione, i tre collaboratori de Il Piantagrane Magazine decisero di sciogliere la seduta, lasciando l’umile bevitore al suo sogno di fornicare qua e là senza doveri di paternità.

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