Calcio, sangue e pistole. Breve commiato a Long John, per un calcio che non c’è più

Era il 24 gennaio del 1947 quando a Carrara venne al mondo una delle bandiere indiscusse della storia della S.S. Lazio e del calcio italiano. Nato da famiglia povera, avrebbe condiviso il sul talento tra il rugby e il calcio, scegliendo definitivamente quest’ultima via che lo avrebbe consacrato come emblema indiscusso della storia del club capitolino.

Sono anni in cui il calcio è vissuto con passione e violenza tra cori, striscioni e pistole nelle curve. Un talento, quello di Long John, che mai verrà pienamente apprezzato dalla Nazionale.

Celebre la sua sostituzione con Anastasi in una Italia-Haiti valevole come primo match del mondiale giocato nella Germania Ovest, con tanto di reazione alla Chianaglia contro Valcareggi.

Perché Chinaglia non le mandava di certo a dire. Ne sanno qualcosa i romanisti tra calcagni e quel dito contro di loro che resterà eterno. E non solo come sfottò calcistico.

Vita sregolata eppure una forza della natura. Come ebbe a sottolineare il figlio George in una intervista per Lazio News 24, “la differenza tra Klose e mio padre è che il tedesco è un goleador tattico e tecnico, mio padre passava addosso ai difensori avversari come un toro”.

https://www.lazionews24.com/esclusiva-giorgio-chinaglia-jr-a-tutto-campo-la-lazio-puo-giocarsela-con-tutti-spero-che-hernanes-resti-klose-mi-ricorda-papa-6467/

Erano tempi in cui per fare l’atleta o valevi, o correvi. Sovrappeso o meno. E Maestrelli fu chiaro: “Perdi questi 10 kg e smetti di bere, o il campo non lo vedrai più”. Peccato che nella partitella di allenamento avrebbe poi insaccato la palla bagnata di fango tre volte.

Emigrerà a Neaples, un po’ per terminare la carriera con Pelè, un po’ perché Napoli è la città del suo destino. Come l’Internapoli, squadra nella quale si fece le ossa a furia di salite in un ritiro estivo in quel di Ariano Irpino.

Neaples, come Napoli, il club che nulla aveva a che spartire con l’Internapoli eppure i suoi tifosi non gliel’avrebbero mai perdonato.

Un po’ per deficienza, un po’ per demenza, il 7 aprile del 2013, durante il minuto di silenzio per la scomparsa del campione, i partenopei fischiarono e inveirono contro il ricordo di Long John scatenando le ire di tutti gli amanti del calcio.

Quella partita vedeva una Lazio rimaneggiata in lotta per il terzo posto che, sull’onta vendicativa dei fischi a Chinaglia, ne fece tre al Napoli. Con tanto di splendida rovesciata di Mauri sotto alla traversa.

Verrà poi seppellito un anno dopo, nel mese di settembre, al cimitero Flaminio.

Un po’ per stare accanto alla Lazio, un po’ perché molti grandi della storia riposano per sempre nell’Urbe assieme agli dèi.

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