Capitalismo opprimente: nascondiamoci nei boschi e diventiamo anonimi

Di fronte ai progressi materiali si acuisce il disagio per la civiltà e si desidera tornare alla purezza originaria, per recuperare quel senso di sicurezza e quella vitalità che solo Madre Natura sa offrire.

La ricerca eudemonica è uno dei ruoli del filosofare, e le continue elucubrazioni filosofico politiche ne hanno oscurato le nobili finalità, riducendo il pensiero a mezzo capitalistico per produrre profitto.

Mielatamente, ancor oggi si discorre di Platone e Aristotele sebbene siano mutati gli scenari geopolitici. Di più, è cambiata proprio la politica, in favore di aspetti pratici che nulla hanno a che spartire con le speculazioni teoretiche.

La crisi del Capitalismo fu preannunziata 50 anni fa, e oggi la diatriba parrebbe essere se mantenerlo in vita con le flebo, o se dargli il colpo finale. Il problema è il “dopo”. Non esistono certezze, non esistono alternative reali se non filosofie filo-sovietiche di curiosa estrapolazione socialista.

Ancora una volta l’insegnamento potrebbe provenire dalla storia. Quando le polis vennero sradicate con le conquiste macedoni, s’acuì e non poco il senso di insicurezza dei cittadini. E i frequenti cambiamenti di regimi non aiutarono nessno.

Gli uomini così si chiusero sempre più in sé, cercando una via di salvezza individuale. Un “vivi nascosto”. Forse è qui l’attesa eudemonica, la chiave di volta: sic et sempliciter, attendere che la frana si addormenti nel suo letto, osservandola, in ritiro spirituale e spaventoso anonimato.