“Conosco e poi dimentico”. La maestria di Isabella Santacroce in un semplice post

Incantatrice e incantatoria, l’eccellente prosatrice Isabella Santacroce, dal 2018 anche editrice con la fondazione della sua Desdemona Undicesima Edizioni, torna a comunicare coi suoi fans mediante il suo canale social, con classiche parole soavi, potenti, d’empirea Eternità.

“Conosco e poi dimentico. File di libri in questa stanza poggiati tutti a terra. Dimore di ricordi. Di pagine che ho letto. Di copertine. Di dita che le sfiorano. Murata tra ciclamini e temporali. Penso a un viale in pieno agosto, con un negozio e una poltrona vittoriana. Ragazze variopinte che si divertono a programmare la serata. Una bottiglia di vino rosso nella notte, canzoni ripetute, i miei risvegli, l’alba a camminarmi sulle braccia, la sedia sul terrazzo, le Polaroid e la macchina per scrivere che ho saputo essere di chi non conoscevo. E penso alla spiaggia in un drink dentro la plastica, alla giovinezza dei vent’anni forti come un uragano, e penso a quando scrivevo Supernova guardando una cupola con la luna sopra, e alla voglia che avevo di uscire e sedermi tra la gente accanto a una fontana. A Roma penso, che ho lasciato, e mi dicevo tra un mese torno, e non l’ho fatto, perché l’esistenza è un maremoto calmo, oppure un lampo che svanisce e poi riappare quando hai ormai compiuto il salto. Un libro di ricette adesso siede sopra un tavolo. Mi ripeto che prima o poi saprò come si cucina, e mi piacerà, sarà sorprendente quell’equilibrio che non cade, soffio continuo che ti tiene. E poi penso a queste mani che compongono, mani che hanno vissuto la scrittura in tanti modi, a quando scrivevo a penna interi libri, e adesso non saprei più ripetere quel gesto, quella continuazione di segni sulla carta, quella disciplina rarefatta, alla fine nella sparizione. Tutto può sbocciare, anche una pietra. Dovrei disegnare questa frase su qualsiasi ipotesi di smarrimento o arresa. Niente si allontana. È il tuo cervello a compiere il misfatto. A farti credere sia tuo il pensiero che non ami.

Un alleluia tridimensionale, scalate leggendarie, già esultanti, perché solo la gioia estrema deve essere vissuta, sempre, senza fine.”