Contro l’abbondanza di questi tempi obesi

Un bambino italiano su tre, dai 6 ai 9 anni, è in sovrappeso e i bambini obesi in Italia sono 100 mila. “L’obesità infantile rappresenta una vera e propria patologia che si protrae nell’età adulta”, dichiarano le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nella Childhood Obesity Surveillance Initiative (2015-17). L’Italia ha la maggior incidenza di obesità infantile tra i maschi (il 21%) e anche le bambine italiane hanno uno dei tassi più alti di obesità e sovrappeso, il 38%. Si stima che in 2 casi su 3, un bambino in sovrappeso diventi un adulto obeso, condizione che comporta numerosi rischi connessi al suo stato di salute futuro, ma che grava anche sul sistema sanitario nazionale.

La tendenza all’obesità infantile nella popolazione italiana continua a crescere e la maggior parte dei bambini, e degli adulti, obesi si concentra nelle regioni meridionali. In particolare l’obesità presenta un’incidenza molto più elevata in Campania, Calabria, Molise, Abruzzo, Basilicata e Sicilia: queste sono le regioni in cui bisogna maggiormente intervenire sullo stile alimentare, sulla cucina e sulle abitudini della popolazione. Stranamente sono anche le regioni nelle quali la dieta mediterranea dovrebbe essere più diffusa, grazie alla presenza di numerosi prodotti tipici con marchi riconosciuti a livello internazionale. Tuttavia, distinguersi nel mondo e anche in Europa per l’alto livello di obesità infantile è un gravissimo sintomo dello squilibrio del regime alimentare italiano. Non sarebbe ora di cambiare abitudini e di smettere di essere così sottomessi all’industria alimentare o al falso mito della cucina italiana che dovrebbe essere tra le più salutari al mondo? Viene da domandarsi anche se questa grande disponibilità di prodotti alimentari – a quanto ci dicono, di qualità molto elevata – , non corrisponda solo a una semplice abbondanza piuttosto che non a una vera ricchezza.

Subiamo, ormai da decenni, una tendenza al calo della natalità, ma se, da un lato, occorre incentivare le nascite, non possiamo, dall’altro, mettere al mondo più bambini per farli crescere obesi!

Ciò significa che occorre rivedere le caratteristiche di quello che viene definito “stile alimentare mediterraneo” e ammettere che, in queste aree, non esiste una corretta educazione nutrizionale, si mangia molto male e si eccede negli alimenti che provocano l’insorgenza della sindrome metabolica, del sovrappeso e dell’obesità. È importante porre l’attenzione anche su un altro dato: oltre alla preoccupante percentuale di obesità infantile, l’incidenza maggiore del sovrappeso si ha nella fascia d’età tra i 55 e i 75 anni, ovvero in quel periodo in cui il metabolismo rallenta, si fa meno attività fisica e bisognerebbe curare di più le proprie abitudini alimentari.

Perché poi ci meravigliamo se gli italiani accettano passivamente ogni ingiustizia sociale, etnica e politica? È semplice: essi sono gonfi, sazi, pigri, malati… Inoltre, stanno crescendo generazioni di individui obesi e passivi. “Forse il futuro prossimo porterà catastrofi inimmaginabili. Ma ciò che di sicuro minaccia il mondo non è tanto la violenza di moltitudini fameliche quanto la sazietà di masse annoiate.” scriveva Nicolàs Gòmez Dàvila, nella sua opera “In margine a un testo implicito”. Possiamo constatare quanto sia facile controllare un popolo, in fondo: basta non fargli mancare grandi quantità di carboidrati e cereali raffinati, latticini, carboidrati, zuccheri semplici, prodotti preconfezionati e sport in televisione; basta convincerlo a vaccinarsi, ad assumere farmaci e a non mangiare carne. Soprattutto basta tenerlo in un costante regime di paura: di ammalarsi, di morire, di soffrire, delle catastrofi naturali e globali. Ecco: l’obesità è una catastrofe globale del mondo occidentale e dovreste averne paura.

Il modo migliore per annientare un popolo non è ridurlo alla fame, ma costringerlo a diventare grasso e a vivere male!

In questo modo si crea l’illusione della ricchezza, della possibilità di accedere a grandissime disponibilità di cibo e di nutrimento, ma si vive nella costante abbondanza che altro non fa che annullare la “fame” dell’uomo, anche quella per la verità e la conoscenza, per una forma di esistenza diversa da quella del semplice lavoratore, schiavo e consumatore. L’obesità corporea è un sintomo dell’abbondanza di questi tempi, in cui l’uomo non è più capace di riconoscere quale sia la vera ricchezza – quale potrebbe essere la bellezza dei paesaggi in cui vive o l’appartenenza a una discendenza e a una cultura millenaria – e si nutre con cibi in grado di mantenerlo debole e mansueto.

Ci sono molti errori nell’alimentazione quotidiana degli italiani, primi fra tutti l’eccessivo e costante consumo di farinacei e di latte e derivati: tutti alimenti presenti quasi ad ogni pasto. Purtroppo sin da piccoli ci hanno abituati a pensare che il latte sia un cibo completo e indispensabile in tutte le fasi della vita, ma è più che altro un alimento complesso nel bene e nel male e gli aspetti negativi pesano molto di più di quelli positivi, i quali possono essere comunque sostituiti da moltissimi altri cibi. Esistono anche i legumi, i semi oleosi, il pesce: credetemi, non sono alimenti proibiti!

Un altro errore è l’imposizione di un numero preciso e regolare di pasti, o spuntini, nell’arco della giornata: non tutti hanno la necessità di mangiare cinque volte al giorno e non è detto che questo dogma valga per ogni giornata della vostra vita. Talvolta si ha l’esigenza di alimentarsi a una certa ora del giorno, magari dopo un’attività impegnativa, altre volte, quando ci si muove poco, non si avrà questa necessità. Mangiare poco e spesso è una buona abitudine, ma non se non si ha alcuna fame.

Ancora un altro errore è l’abitudine di servire 2 o 3 portate a pranzo e a cena: basta un primo o un secondo. Il nostro corpo non ha bisogno di così tanto cibo! Inoltre ogni pasto dovrebbe contenere un buon apporto di proteine e grassi e non essere sbilanciato soltanto su carboidrati o zuccheri semplici, che provocano picchi glicemici e, con il tempo, vi mettono in condizioni di rischio per la sindrome metabolica.

Infine, uno dei mali peggiori di questa società è la sedentarietà: tutto si può fare da casa, dal proprio computer – dal quale anche io sto scrivendo, per comodità, ma non mi prendete come cattivo esempio per questo, giuro che dopo mi farò dare dieci frustate – non si esce, non si incontrano gli amici, o i ragazzi e le ragazze con cui si vorrebbe intrattenere relazioni intime – che farebbero anche bruciare un po’ di calorie e che, quindi, io vi consiglio -, non si fanno sport all’aperto, non si fanno passeggiate o escursioni in montagna. Siamo ormai larve da tastiera – altro che leoni, magari!

Questi sono i veri problemi dell’Italia, non le virtuali epidemie di morbillo o di varicella. Una nazione di obesi è una nazione di malati e di deboli. Guardate un obeso, immaginate le sue limitazioni e i rischi per la sua salute e moltiplicate questi problemi per tutti gli obesi attualmente presenti in Italia e pensate che questo numero tende ad aumentare, in maniera esponenziale, con gli anni. Credete che questo non avrà conseguenze sul nostro avvenire, sul nostro Sistema Sanitario o sul settore del welfare, già gravato dalla crescente percentuale di abitanti in età avanzata? Come prevenire questa vera epidemia, allora? Come scongiurare questo pericolo che appare imminente nel nostro prossimo futuro? Con le nostre virtù! Dobbiamo iniziare ad essere di esempio per i nostri bambini, insegnando ai nostri figli ad essere di esempio per le future generazioni.

Perdonatemi questa mia virtù, perché nella corpulenza di questi tempi obesi la virtù deve implorare perdono al vizio, sì, e curvarsi e chiedere il permesso di fargli del bene.” (Amleto, Atto III, scena III)

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