Coronavirus: anche le prostitute tra le lavoratrici danneggiate

La prostituzione è il lavoro più antico del mondo ed è oggetto di desiderio oltreché di discussione dalle scuole medie. Da che mondo è mondo, la prostituta è tra i tre desideri dell’uomo assieme al gioco d’azzardo e all’alcol. In Italia, sarebbe da aggiungere anche il calcio.

La pandemia globale da Sars-CoV-2 e le disposizioni governative in materia hanno sferzato un duro colpo d’arresto alle attività, comprese quelle che ruotano attorno al sesso. Molte prostitute sono rimaste senza introiti e la condizione di lavoratrici in nero non permette loro di richiedere, e usufruire, dei bonus statali per fronteggiare il periodo.

Si stima che in Italia vi siano almeno 110mila prostitute. La chiusura delle zone in base alle colorazioni gialle, rosse e arancioni vieta di fatto lo spostamento dei clienti, costretti pertanto a sorbirsi le vessazioni psicologiche delle moglie, senza grosse possibilità di sfogare con la prostituta di sempre.

Checché se ne dica, l’affluenza dei clienti dagli anni Novanta è calata del venti per cento, e molto influì l’informazione crescente sull’HIV/AIDS. L’associazione Giovanni XXIII, da sempre in prima linea contro finanche la regolamentazione del fenomeno, evidenzia come molte prostitute siano sfruttate dalla malavita organizzata, e siano di età inferiore ai diciotto anni.