Coronavirus: chi pensa ai detenuti? Il silenzio assordante del Presidente della Repubblica

Dagli ultimi dati forniti dal Ministero della giustizia italiano, circa 60mila sarebbero i detenuti nelle nostre carceri, a fronte di un totale di 50.800 posti totali. Il sovraffollamento delle case circondariali è da sempre un fenomeno rilevante in Italia, con cui la politica evita d’avere a che fare. Il motivo? Senza dubbio, vendere agli italiani la creazione di nuove carceri non è facile essendo necessari molti quattrini.

In un contesto sociale dove si dà adito alle smanie dei parlamentari, non pare dunque trovar posto il fenomeno che, mai come ora, merita tutela e attenzione.

Solo pochi giorni orsono l’arcivescovo di Torino Nosiglia aveva scritto una lettera commovente ai detenuti torinesi evidenziando come: “Siete figli di Dio. Anche voi siete parte della nostra diocesi”. Insomma, anche il mondo ecclesiastico accoglie le denunzie dei familiari dei detenuti, in un momento sanitario pandemico che meriterebbe ben altre considerazioni.

Le famiglie richiedono a gran voce indulto e amnistia, nella speranza di salvare la vita ai loro parenti, costretti in situazioni di semi-indigenza, magari in otto in pochi metri quadri, nel silenzio delle Istituzioni e nella totale assenza delle necessarie cure in caso di contrazione del Sars-Cov-2.

Alcune associazioni hanno persino evidenziato la presenza di interi reparti di infetti, abbandonati al loro destino in attea di cure non sempre all’altezza. In un momento in cui i posti letto in ospedale sembrano essersi volatilizzati, non c’è spazio per i detenuti, che così si vedono violare i loro diritti più basilari.

Il dibattito tuttavia stenta a prender piede. Il governo non è interessato ai detenuti. Solo pochi mesi fa, si levò unanime il grido dei detenuti che iniziarono a protestare dalle singole carceri, speranzosi di ottenere la salvaguardia del diritto alla salute.

Il silenzio del Presidente della Repubblica è assordante, e si richiede a gran voce indulto e amnistia. L’ultima volta che lo Stato elargì i due benefici fu il 2006 per l’indulto e il 1989 per l’amnistia. Ma è la soluzione migliore? Tra chi protenderebbe per la creazione di nuove strutture e chi auspica la ristrutturazione di vecchi edifici sì da adibirli a case circondariali, è innegabile che la soluzione più veloce, ed efficace, sia o l’applicazione dei suddetti istituti penali in maniera generalizzata, o il riconoscimento erga omnes delle misure domiciliari, con le dovute accezioni, cercando pertanto di diminuire il numero di domiciliati in cella sì da garantire il tanto osannato rispetto delle norme igienico-sanitarie emanate dall’OMS.