Da Napoli al Bhutan, il fallo piace proprio a tutti

Napoli. L’85% della popolazione dichiara di indossare un “curniciello” contro il malocchio.

Bhutan. L’85% delle case presenta sulle facciate giganteschi peni eiaculanti per contrastare il malocchio.

L’alta percentuale statistica che collega Napoli al Bhutan dimostra come la magia non sia scomparsa dalla vita degli esseri umani, nonostante i continui progressi scientifici e tecnologici.

Ma che cosa è precisamente il Malocchio? E cosa collega il corno napoletano al pene bhutanese?

Risponderò a questi interrogativi utilizzando la mia macchina del tempo, attraverso la quale ti riporto all’antica Roma ed al culto del “fascinum”.

La parola italiana “fascino” deriva dal latino “fascinum” che significava sia “maleficio” che “amuleto”. “Fascinum”, nel primo significato, era dunque un’influenza malefica che si riteneva potesse emanare dallo sguardo degli invidiosi, degli adulatori e degli affetti da qualche morbo. Sguardo malefico, dunque “malocchio”; ma lo “sguardo che arrecava male” poteva essere contrastato efficacemente tramite un altro tipo di “fascinum” che, nel secondo significato, era un amuleto a forma di membro virile.

Ma come poteva un fallo magico contrastare un maleficio?

Te lo spiego attraverso l’immagine del meraviglioso bassorilievo di Leptis Magna, antica ed influente città della Libia, fiorita prima sotto i Cartaginesi e poi sotto i Romani.

Come puoi vedere, la scultura mostra un pene che eiacula in un occhio sul quale siede uno scorpione. L’occhio avvelenato dallo scorpione rappresenta il Malocchio, ed il fallo lo combatte attraverso lo sperma, ovvero attraverso quella magica potenza che crea la vita. Un flusso mortale, quale può essere il veleno lanciato da un occhio malefico, può essere annullato solo per mezzo di un flusso vitale, quale può essere lo sperma scagliato da un fallo.

Tutto ciò viene ancora oggi rappresentato sulle case del Bhutan, ma non perché il paese asiatico sia stato una colonia romana, ma perché da quando esiste l’essere umano, esiste un simbolismo fallico legato al culto della fertilità e della buona sorte: un fallo in roccia è stato  ritrovato in Germania e risale a 28.000 anni fa; nella mitologia egizia Seth, divinità malefica, per invidia taglia il pene di Osiride, ma Iside lo ricostruisce facendosi fecondare; il dio babilonese Enki eiaculando dà vita ai fiumi Tigri ed Eufrate; ed ancora il “lingam” tantrico, il “pene di ferro” scintoista, il Kuker slavo, i vasi fallici in Perù.

Ma in tutto questo, tornando alla domanda precedente, cosa c’entra il “curniciello” napoletano?

Marco Terenzio Varrone, letterato romano, in “De lingua latina” riporta l’uso di appendere “turpicula” al collo dei bambini, poiché si pensava che questi “cazzettini” avessero la capacità di allontanare il male, in particolare dai figli maschi. Pare inoltre che molti pargoli (anche etruschi) portassero al polso un “tintinnabulum” (sonaglio) polifallico di colore rosso: il suono dei campanellini a forma di pene aveva lo scopo preciso di “distrarre” l’occhio malvagio, mentre il colore rosso ricordava il membro eretto e turgido del dio Priapo.

L’avvento della Chiesa, che cominciò a collegare i simboli fallici al Diavolo, fece in modo che il rosso e sonante fallo di Priapo si trasformasse in un peperoncino di corallo. Ciò non è accaduto in Bhutan, dove invece viene venerato ancora oggi il monaco buddhista Drukpa Kunley il quale, secondo la leggenda, ingravidò cinquemila femmine e predicò sulla bellezza dei rapporti sessuali.

Cari lettori, ma soprattutto care lettrici, in ogni tempo ed in ogni luogo il cazzo ha sempre portato bene, per questo vi esorto a farne buon uso.

Concludo con una curiosità: il Bhutan ha sostituito il PIL (Prodotto Interno Lordo) con il FIL (Felicità Interna Lorda) per calcolare il grado di benessere della popolazione locale. Infatti, nonostante il reddito pro capite indichi i bhutanesi tra i popoli più poveri dell’Asia, costoro si definiscono invece “la nazione più felice del mondo”. Ecco, ora sapete il perché.