Il reddito di cittadinanza, nonostante Giggino

Bisogna ammettere che il reddito di cittadinanza sia stata una delle poche prove antiliberiste dalla Seconda Repubblica tant’è le elites stanno provvedendo a livellare nuovamente la capacità di acquisto verso il basso.

Comprendiamo due aspetti: il primo è che trattasi di un sussidio pro tempore volto all’inserimento nel mondo del lavoro fissando, in maniera indiretta (e su questo aspetto occorrerebbe filosofare), il minimo al di sotto del quale si discorre di povertà, ovverosia 780 euro (non tiene conto dell’inflazione).

Il secondo inerisce alla sua ratio. Per quanto la BCE si fondi su tremilasettecentoottanta miliardi di problemi, ha un funzionamento generico dunque, nel bilancio, le attività devono esser uguale alle passività. Il circolante (e le riserve) rientrano nelle passività; la base monetaria è pari alla somma tra riserve e circolante.

L’inflazione

Questo a cosa ci serve? A intuire che l’inflazione sia il regolatore del circolante nell’economia. La sua eliminazione non serve ad agevolare i vostri acquisti su Amazon ma a svalutare la banconota. Immaginate di avere una economia chiusa dove i soggetti economici sono il pizzaiolo, il dipendente e il produttore di pomodori.

Nel momento in cui vi è una entrata (ad esempio, 50 euro), il pizzaiolo prende la banconota e la dà al dipendente a fine serata. Costui domani andrà dal venditore di pomodori e ci compra 50 euro di prodotti per la nonna malata di cancro. Il produttore porta la mogliettina viziata in pizzeria, e la cinquanta euro torna al punto di partenza.

In una economia virtuale si pagano le transazioni. Ipotizzando che ad ogni passaggio di banconota virtuale si corrisponda una commissione di un euro, dopo 50 transazioni la banconota non esiste più. Significa dunque che le banche abbiano più interesse a eliminare il circolante potendo così giustificare i costi per le singole operazioni.

Socializzazione del reddito di cittadinanza

Come se non bastasse, in merito alla socializzazione del reddito di cittadinanza, anziché parlare di quanto sia bello lavorare spazzando le foglie alle cinque del mattino, mi stupisce che nessuno si ponga il problema del potere d’acquisto.

Oggi c’è il paradossale ritorno della lotta di classe dove entrambe le parti hanno ragione. Il datore paga le tasse e vuole arricchirsi essendo tendenzialmente disonesto; il dipendente deve pagare le bollette e vuole arricchirsi giocando sul tempo essendo tendenzialmente disonesto. Beninteso che nella disonestà non vi sia alcun problema essendoché, gira e rigira, la vita è alla stregua d’un rapporto obbligatorio e comunque possa esser intesa come estrema tensione del finito verso l’infinito con personale inno antinatalista simil malthusiano, la domanda che il sistema non ci fa porre è: come faccio, io azienda, a stabilire il salario nominale?

Il mercato del lavoro tiene conto del tasso di occupazione. Più sale, più gli investitori accorrono. Il motivo è presto detto: se tutti lavorano, aumenta la capacità d’acquisto e può diminuire il livello atteso dei prezzi. Un po’ come i cinesi (meglio un centesimo da tutti che centinaia di euro da pochi). Ovviamente stiamo parlando di un caso limite. Il prezzo del bene è il prodotto tra il numero di occupati necessari a produrre il bene e la produttività. Il salario nominale (e non sto considerando il markup) è la forza lavoro impiegata per il livello atteso dei prezzi.

Capacità d’acquisto

Penso sia evidente che se sottrai capacità d’acquisto hai due effetti nel breve periodo:

  • 1) i percettori del reddito di cittadinanza corrono a lavorare a nero, il che lede lo Stato ma non la BCE poiché il suo scopo è proprio quello di aumentare il margine di eliminazione del circolante; a quel punto, sarà possibile introdurre nuovamente sussidi simili che, difatti, prevedono dei grossi limiti nel prelievo del contante (e anche i sotterfugi come pagare la spesa della vicina col reddito e farsi dare il contante serve a smuovere il circolante, motivo per il quale non ci sono elevati controlli);
  • 2) i percettori corrono a indebitarsi, aumentando i prestiti e dunque le chance delle banche di metter mani sulle garanzie, siano esser stipendi o immobili.

Terzo riflesso, che merita una trattazione a parte ma tanto non ho niente da fare, riguarda le tasse che gli ex percettori del reddito, e poveri vari, non potranno pagare. Facciamo finta che nessuno paghi più: deficit. E cosa si fa in disavanzo? O si tagliano le tasse, o si aumentano i salari, o si incentiva la richiesta di un prestito. Il prestito può esser chiesto tanto dal privato all’istituto di credito quanto dallo Stato. A chi? Alla BCE. Avremo dunque uno Stato con un elevato debito pubblico che, a differenza del Giappone e degli USA, non potrà sanare poiché non ha una moneta sovrana.

Uno Stato in salute – e sovrano – emette la propria moneta e la versa a deficit a cittadini, imprese e famiglie. Questo è importante da capire dacché se non hai i soldi in tasca, non puoi spendere e dunque non puoi pagare le tasse allo Stato. Nel modello liberista europeista si riesce a mantenere un livello di tasse tutto sommato non elevatissimo perché lo scopo è, per l’appunto, togliere ogni tipologia di risparmio che avete da parte.

Quanto suddetto dovrebbe esser sufficiente a capire che dietro alla raccolta firme per l’abrogazione del reddito di cittadinanza del Matteo toscano vi siano interessi ben più grossi di quelli d’una banca qualsiasi, avallati col beneplacito supino d’un Parlamento draghizzato fin dentro le fondamenta.