“La nascita di Gesù è un racconto sessista”. La scrittrice Manconi non ci sta e si scaglia contro la funzione religiosa

Sono le 18 in punto. La campanella suona solenne invitandoci ad alzarci. La messa è iniziata. Potevo stare a casa con questo freddo e questa pioggia, ma ho deciso di regalare un’ora della mia vita a questa funzione religiosa, perché, a modo suo, mi permette di ricordare una persona cara scomparsa qualche tempo fa. I riti sono semplici, li conosco bene, alzarsi e poi sedersi a seconda di ciò che accade, seguite da preghiere arcaiche che, come viene spesso ripetuto durante la funzione, ci sono state insegnate da Gesù stesso, ma modificate nel corso dei secoli perché pareva che dio ci inducesse nella tentazione, meglio un “non abbandonarci alla tentazione del peccato”.

Iniziano le letture che dovrebbero, attraverso le parole, celare un insegnamento profondo di virtù e amore. La prima mi pare un po’ sessista, una donna mette al mondo un figlio e decide, quale sacrilegio, di scegliere il nome del bambino, ma non quello del marito, come tutti i curiosi di quartiere si aspettano, bensì un nome a caso che a quanto pare è stato suggerito da Dio stesso, forse in una visione o in un sogno. La folla intorno a lei, che ha appena partorito con dolore perché qualcuno sconosciuto ha colto la mela proibita, è tutta indignata da questa sua scelta, e che pensano infatti? Sarà un’adultera? È il nome del suo amante? Ma suo marito si alza in piedi e con voce solenne afferma che il nome scelto dalla moglie è quello giusto, che lui approva.
Qual è l’insegnamento? Rispettare la moglie nonostante il popolo pensi che sia un’adultera? Ma non si dovrebbe rispettare a prescindere?


Dopo le letture inizia la predica, niente di eccezionale. Il prete parla del periodo dell’anno in cui ci troviamo e che, nonostante le disgrazie, tragedie e quant’altro, dobbiamo trarne gioia e pace comunque. Infine ci accusa, nessuno in particolare, di averlo definito, come chiacchiera da bar verso il prete stesso, poco comprensibile. Lui, a suo dire, utilizza termini forbiti ed è felice che per alcuni del ceto medio siano incomprensibili: non può di certo abbassarsi a certi livelli, ma è disposto, in separate sedi, a spiegare ai meno fortunati ciò che ha predicato.

Resto basita e mi rendo conto che siamo stati li a ingurgitare con forza le parole di quest’uomo, senza la possibilità di controbattere o di aprire un dialogo. Lo so che nessuno mi obbliga ad ascoltare quelle parole, sono adulta, ma forse questa funzione ha bisogno di una ventata di aria fresca.

Non è forse possibile che a causa di questa radicata credenza religiosa del nostro paese, siamo, come popolo, un po’ arretrati in termini di libertà? Certo che i divorzi, gli aborti, i figli fuori dal matrimonio ecc sono ormai approvati dalla legge, ma è anche vero che ogni due per tre qualcuno, attraverso manifestazioni, cerca di offendere questi diritti. Il sesso è ancora una specie di tabù, ma non è una cosa normale? In questo popolo a volte ci dimentichiamo che la vita, per quanto ne abbiamo conferma scientifica, è una sola e come tale abbiamo il diritto e il dovere di farne ciò che più ci piace.

Mi avvolgo di nuovo nel giubbotto infreddolita, infilandomi il cappello alle parole “ andate in pace” e mi guardo intorno. Tutti contriti e irradiati dalla preghiera, ma quanti fuori di qui truffano, offendono, negano e distruggono?


Ci vediamo a messa la prossima volta, per sollevarci dai peccati.

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