La Polverini non aveva voglia di fare la campagna elettorale

In attesa la palla passi al Senato, tutti ad attendere l’esalazione ultima del Conte-bis. Chi parlava di 314 voti, chi ne contava al massimo 316. Alla fine, nel Blue Monday, ne sono arrivati ben 321.

Noi de Il Piantagrane Magazine l’avevamo ampiamente predetto: nessuna crisi di governo. La crisi, tutt’al più, riguarda la maggioranza, e quindi i normali giochi di potere per non perdere la poltrona a cui siamo abituati dalla prima Repubblica. E anzi, par proprio che, stavolta, nemmeno la peggiore Democrazia Cristiana avrebbe potuto far peggio.

Conte non ha subito grossi attacchi a ben pensarci. La Lega, salvo qualche aforisma di rito, non è risultata granché incisiva, con un Salvini un po’ troppo impegnato nello sponsorizzare i biscottini Nutella. La Meloni c’ha provato, citando persino i patrioti, in un discorso incendiario che ha ricordato sprazzi del miglior Almirante, tracciando un solco tra ciò che si professa destra e ciò che è tale.

È stata una prova politica. La Lega, forte del suo 25% circa, evidentemente attende i tempi elettorali per schierarsi palesemente col sovranismo anziché con l’europeismo. Fratelli d’Italia invece morde i freni e non vede l’ora di fare a pezzi il locutore di turno. Anche da un Vespa qualsiasi.

Ma ieri, tutto sommato, sono spuntati un paio di voti anomali. Benedetto, Aprile, Fioramonte, Aiello, Ermellino, Trano. E Renata Polverini.

I primi sei della lista erano schierati contro Conte. E dopo l’astensione dei trenta di Italia Viva – nonostante i proclami bellici di Renzi – nulla stupisce. Ma la Renata, lei sì, un po’ ha dimostrato che decadenza morale dei tempi in cui viviamo.

Ex Forza Italia, ha abbandonato Tajaini senza preavviso. Aveva anche appoggiato Brunetta cercando di convincere Silvio a sciogliere l’amicizia con Salvini, spezzando le gambe all’area sovranista. La stessa Polverini che si beava della sciarpa degli Irruducibili della Lazio con tanto di saluto assieme a Zarate, e che oggi saluta la destra. Romanamente. Quasi a beffeggiare l’elettore di centrodestra che da due giorni aveva rispolverato la scheda elettorale dopo il Papete salviniano.

foto copertina: ilmessaggero.it