La rivoluzione ‘green’ passa per la cucina. Ecco il motore che va a olio di frittura

Si fa un gran parlare di scelte ecologiche immediate volte a salvaguardare l’ambiente. Solo pochi giorni fa, l’attivista svedese Greta Thumberg ha lanciato l’ennesimo monito per tener d’occhio le emissioni inquinanti nell’atmosfera che, da decenni, danneggiano il nostro pianeta.

Molte tematiche politiche vertono sull’inquinamento e la combustione dei biocarburanti. Fonti ufficiali discorrono di circa 80milioni di automobili nel 2020 per un totale di 40 miliardi di tonnellate di CO2 (anidride carbonica) emessi – mediamente, in sei ore, se ne producono 50mila tonnellate .

Il problema non è sottovalutabile e anzi è molto a cuore delle amministrazioni locali che, tra giornate green e zone a traffico limitato, pongono in essere limitazioni ad hoc nel tentativo di arginare l’inquinamento atmosferico che, riversato sul terreno sotto forma di piogge acide, danneggia irrimediabilmente le falde acquifere, con effetti devastanti non solo sui costi delle acque di rubinetto (sottoposte a trattamenti col cloro) ma anche sulla salute della vegetazione e della fauna selvatica.

Tra chi auspica una energia verde tra gpl e metano, altri propongo il cosiddetto biodiesel, già in uso su motori di case automobilistiche, per lo più tedesche, di costo piuttosto elevato.

Ma la svolta potrebbe esser giunta dalla cooperazione tra la Carris e la Prio, due società che hanno trovato il modo per trasformare in biocombustibile l’olio da cucina.

Il governo portoghese non ha esitato ad approvare l’approvazione del brevetto, trasformando immediatamente i bus di Lisbona in splendidi mezzi non inquinanti, funzionanti con la raffinazione degli olii aoperati sia nelle cucine di casa che in quelle delle ristorazioni, risolvendo pertanto il problema dello smaltimento degli stessi.

Bruxelles auspica di giungere quantomeno al 14% di mezzi non inquinanti nel 2021, e il Portogallo issa il vessillo della rivoluzione ecologica. L’Italia vanta un record piuttosto spiacevole in tal senso, con l’80% dei mezzi pubblici prodotti prima degli anni Novanta e pertanto progettati o a benzina o a diesel, senza alcuna valutazione ambientale.

Nel Meridione, non di rado, si vedono passare bus antiquati, che emettono fumi neri a mo’ di industria londinese ottocentesca. Nella sola Capitale, i problemi coi mezzi pubblici sono evidenti a tal punto che in molti avviano iniziative collettive per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla fatiscenza di bus che giungono persino a prender fuoco da soli.

Ancora una volta, la dimostrazione che efficienza e scelte “green” siano termini decisamente consequenziali.