“Vaccino obbligatorio per i detenuti”. Questa la proposta di Liliana Segre, ma è polemica

Al 29 dicembre 2020 si registravano 851 detenuti positivi, di cui 793 asintomatici e 663 poliziotti contagiati.

La tutela dei detenuti in questo periodo pandemico è balzato agli onori della cronaca anche grazie alle denunzie di molti giornali, tra cui Il Piantagrane Magazine. Le vicende carcerarie preoccupano essendo al limite della violazione dei diritti umani.

Lo Stato non sembra prendere alcuna decisione in merito. E tra chi richiede a gran voce l’indulto e l’amnistia, spunta la proposta della senatrice Liliana Segre, pubblicato quest’oggi su Repubblica, in cui si domanda a gran voce al presidente del Consiglio Giuseppe Conte di includere i detenuti nella programmazione obbligatorio delle vaccinazioni.

La Segre e il garante nazionale dei diritti dei detenuti, Mauro Palma, riconoscono che è “difficile dover decidere le priorità nell’accesso a una misura di tutela della salute così fondamentale come un vaccino” nel pieno della pandemia, e che “l’azione del governo va guardata con rispetto, senza accavallare pressioni e senza la pretesa di avere la parola decisiva”.

La notizia, diffusasi rapidamente sul web, ha destato scalpore. Dopo le richieste di vaccino obbligatorio pervenute già dal altre parti politiche nelle scorse settimana, non tutti concordano con la proposta di una vaccinazione obbligatorio, violatrice del diritto di libera scelta, effettuata dai firmatari della proposta.

È proprio un obbligo, poiché alla privazione della libertà dei custoditi fa riscontro la responsabilità per il loro benessere di chi esercita il diritto-dovere di custodirli, cioè dello Stato. Siamo dunque certi che il Governo saprà dare la necessaria priorità a un piano vaccinale che riguardi tutte indistintamente le persone che vivono e lavorano nelle carceri”

Così la senatrice Liliana Segre è giunta a definire il vaccino un vero e proprio obbligo Unica soluzione per la salute sia dei detenuti che delle guardie carcerarie. Ma il web non concorda e, da più parti, si grida all’indulto e all’amnistia come ragionevoli e immediate soluzioni per tutelare la salute dei detenuti.

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