L’inutilità di Grillo e di Gaio Gracco giovò alle elités. Ma voi non conoscete la storia quindi tenetevi Draghi

La deposizione di Conte e la sua sostituzione con l’ex socio della Goldman Sachs Mario Draghi porta seco tutti i disvalori della repubblica democratica fondata un po’ sul lavoro, un po’ sulla finanza.

Le elités dominanti, per l’attuazione dei loro piani, necessitavano dei tribuni della plebe. Quando Beppe Grillo capì l’andazzo, subito pose in essere le basi del partito più demagogico e impreparato della storia d’Italia: il Movimento Cinque Stelle.

Dai congiuntivi di Di Maio agli improbabili reportage di Di Battista, il M5S venne capeggiato da Giuseppe Conte, avvocato foggiano sbucato dal nulla. E per diversi anni l’Italia annoverò tra le agenzie stampa non solo l’ANSA ma anche il Fatto Quotidiano della triade Gomez-Travaglio-Scanzi.

Insomma, a furia di parlare di Berlusconi e delle sue ingerenze, si è diventati i nuovi Silvio. L’epilogo del Conte-bis era scontato. Così come la sua solitudine e la disperata ricerca di un posto in paradiso.

Il M5S ha condotto una lotta senza precedenti alle tradizioni politiche occidentali, proponendosi dapprima come vessillo difensivo degli interessi popolari, poi come ufficio di collocamento degli incapaci.

Il complesso progetto di Grillo, oscillante tra il complottismo e l’idiozia, ricorda per capi poco sommi lo stesso di riforme di Gaio Gracco il quale si barcamenava qua e là per restare col culo sull’Aventino.

L’eccesso di demagogia – o democrazia, non sia mai si offenda qualche Tribunale – porta sempre allo scoglionamento dei cavalieri che, alla meglio, si arroccano in una oligarchia. Che non sarebbe sbagliata, ma non ci stiamo riferendo a Platone.

Gaio, ad esempio, non riuscì a farsi eleggere tribuno della massa. Anzi, il suo autoproclamarsi difensore non fece altro che indurre il Senato a emanare il senatus consultum ultimum che alla fine lo condannò a morte.

Si fece uccidere da uno schiavo e l’ordine pubblico venne ripristinato con la forza. La stessa forza che oggi vediamo nelle dichiarazioni di Mattarella. “Un governo di altissimo profilo per risolvere i problemi italiani”.

Che da un lato suona come una sentenza di incapacità dei precedenti, dall’altro preannunzia il fallimento della riforma agraria. Anche se in questo caso, i campi sono Istituzioni e i latifondisti sono i Rockefeller.

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