Nella testa di Mattarella. Ecco cosa non avevate capito

Urge far chiarezza, salvoché non si amino le ammucchiate. Politiche, s’intende. Salvini e Meloni spingono per le elezioni, il M5S vorrebbe il Conte – ter e Mattarella vorrebbe soltanto andare a dormire.

Ciò che però è abbastanza evidente è la totale incomprensione del periodo, con una comunicazione partitica volutamente falsata, manipolata, volta al fine comune di starsi sulla poltrona. In fondo, chi va a Roma, non vuol perdere la poltrona.

Tutto ‘st’Ambaradan nasce a causa della questione di fiducia. Una prassi non prevista dalla Costituzione se non nei limiti dell’art. 94. “Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere. Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale”.

Ciò significa che la fiducia sia intesa come rapporto tra Governo e Parlamento, scontata nei risultati. La prassi di richiederla ogniqualvolta vi sia una decisione “decisiva” non è invece contemplata ed è mero usus: la mancata fiducia del Parlamento induce il presidente del Consiglio a dimettersi.

Tutta la manfrina creata da Renzi è servita soltanto a spaventare Conte e a mostrarne i veri lati oscuri. Un avvocato del diavolo, amante dello scranno, costi quel che costi. Ma alla fine la fiducia vi fu lo stesso, e sembravano tutti felici e contenti.

Non il nostro buon Giuseppe. Costui aveva ben recepito il messaggio di Renzi che, dall’alto del suo 2%, sta dimostrando a Salvini come per comandare non serva il 30%. Anche se questo non giustifica l’allora debacle del suo Pd dal 40% al 10%, ma non immischiamoci in affari non nostri per ora.

Dicevamo, il buon foggiano. Costui s’era inteso col fiorentino, che pianificava una crisi parlamentare al sol fine di pubblicizzare ancora il suo nome. Per la serie “nel bene o nel male, purché se ne parli”.

Quindi Conte sale da Sergio e si dimette. Speranze? Certo. Che Mattarella gli trovi la maggioranza. Il nodo cruciale è questo. Lui sta antipatico, ed è meglio sperare nella buonafede del Presidente della Repubblica. Meno in Bonafede, fisiognomicamente molto vicino a un pesce lesso.

Le elezioni? Mattarella ha il dubbio che i tre dell’Ave Maria ottengano la maggioranza. Tra il dire e il fare c’è di mezzo il male, tipo gli exit poll. Gli stessi che davano CasaPound al 4% salvo poi prendere lo 0.8% e ritirarsi dalla scena politica. Lui lo sa, mica è scemo. E quindi si consulta.

Nell’incarico c’è lo scopo di affidare il mandato al Tizio che riesca a metter su una maggioranza. Quindi elezioni o meno, laddove volesse, potrebbe darlo a Salvini. Ma sa pure che Matteo abbia il vizietto dei biscottini Nutella, motivo per cui la Giorgia cresce nei sondaggi e sogna un’ascesa alla Peron. Peron-Peron, no Evita, con buona pace della sua anima.

Ma il vero problema è il meccanismo delle consultazioni, e ve lo scrivo perché non ho più voglia di allungare il brodo. Un tempo il Presidente della Repubblica sentiva sentiva sempre i Presidenti della Camere, le delegazioni dei partiti, gli ex presidenti dela Repubblica e – udite, udite. Meglio: leggete, leggete – il Governatore della Banca d’Italia.

Oggi costui non esiste più. Però una telefonatina alla Lagarde sicuro l’avrà fatta. Altrimenti il nome dell’ex Presidente della BCE Mario Draghi non sarebbe mai sbucato dal cilindro.

foto copertina: twitter>Alesilamentadellasessione

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