Qualità della vita: Italia spaccata in tre, da Roma a scendere è tutto uno schifo

Lo scenario mostrato dall’ultima classifica delle città italiane targata Sole 24 Ore mostra un’Italia spaccata in tre. E fin qui, nulla di nuovo: checché ne dicano al Sud, da Roma a scendere la vita fa letteralmente schifo.

Ciò che tuttavia balza agli occhi da un’analisi persino superficiale delle tabelle non è la divisione quanto lo spostamento verso nord del confine di vivibilità. Se, difatti, sino agli anni passati, potevamo dire che il sud iniziasse da Sesto Fiorentino, oggi possiamo arrivare a citare i confini dell’Emilia-Romagna per evidenziare una serie di problemi economici e sociali tipici più di realtà dell’Est Europa che dell’Italia post Boom economico.

Ai primi posti della sommatoria di tutti i fattori di valutazione abbiamo, rispettivamente, Bologna, Bolzano, Trento e Verona. La capitale scende al 32esimo posto, oramai peggio di una Bucarest qualunque. Per trovare la prima città del sud occorre fare una domanda preliminare: da dove inizia il Meridione? Potremmo farlo partire dall’Umbria e dalle Marche, quindi asserire che la prima città della questione sia Macerata al 30esimo posizionamento. Oppure farlo partire da Roma, al 32esimo. Ma se proprio siete dei nostalgici del secessionismo, Bari è la 72esimo posto. Su 107.

Insomma, è abbastanza evidente che abbiamo una Italia a tre marce. Le prime dieci sono nel profondo Nord e non condividerebbero la loro economia nemmeno se gli proponessimo di spostare la capitale italiana nei loro capoluoghi di provincia, le altre sono sì dall’undicesimo posto in poi ma talmente distanziate dalle altre per punteggio che è chiaro, da un semplice incrocio, si trovino lì solo perché vivono dei resti di ciò che furono. Tipo Roma in cui spiccano molte famiglie ricche, per lo più nobili, che aumentano il punteggio totale della città sebbene la plebe sia tale in quanto maggioritaria e tendenzialmente povera.

Poi abbiamo il sud. Con buona pace dei meridionalisti che auspicano secessioni e divisioni, Avellino è all’82esimo posizionamento, Napoli al 94. E ripeto, su un totale di 107 città. Maglia nera-nera per Crotone, ultima un po’ per tutto.

Di Roma, che resta la capitale di tutti noi checché ne dicano certuni, è al 29esimo posto per ricchezza e consumi, il che la dice lunga sullo stato di salute dei capitolini; al 32esimo per ambiente e servizi, con buona pace di chi nega abbia problemi di spazzatura, al 101esimo per sicurezza – scavalcando di gran lunga Napoli, al 77esimo – e solo ventottesima per cultura.

Roma tutt’altro caput mundi. Oramai nemmeno per cultura e storia primeggia in Italia, figuriamoci all’estero. Napoli? Senza dubbio da annoverare il 77esimo posto per la giustizia e la sicurezza. Parametro migliorabile laddove qualcuno dall’alto agisse meglio per salvaguardare la situazione dei detenuti nelle principali case circondariali partenopee. A Roma si scippa di più.

Bologna sarà anche prima e annovera tra i suoi avi il buon Irnerio, ma come giustizia e sicurezza sta pur sempre al 104esimo posto. Ovviamente il primato nella classifica totale è dato da parametri eccellenti come ricchezza e consumi, ambiente e servizi, affari e tempo libero, cultura generale: se non è prima, al massimo scende al quarto posto, il che la dice lunga sulla bellezza e la vivibilità d’una città del tutto rinnovata nell’ultimo decennio.

Chiariamo un aspetto. Le classifiche non fanno vincere alcunché e devono servire a noi cittadini solo a capire cosa non vada nell’ambiente urbano in cui viviamo. Ognuno di noi può fare la sua parte ma deve prendere in considerazione la veridicità della narrazione che quotidie viene raccontata dall’informazione di Stato. Se non partiamo da questo presupposto, non si cambierà mai niente.

Dalla classifica ad esempio di evidenza che il reddito pro-capite oscilli da un massimo di mille a un minimo di trecento euro. Vale a dire che esistano molti lavoratori sottopagati e sottotutelati. E sappiamo bene che al sud la situazione sia quasi convenzionale.

Bisogna ripartire dalla Capitale. La capitale serve a essere il fiore all’occhiello all’estero dello Stato. Immaginatevi se Berlino, Londra o Washington fossero decadenti e non primeggiassero nei confronti delle altre realtà interne: sarebbero sbeffate da tutti. In Italia invece stiamo permettendo di distruggere Roma. La Raggi prenda atto di ciò che sta combinando. E che gli alberi Spelacchiati vadano bene solo per fingersi finti moralisti, ma non per mostrare la potenza. Ne sanno qualcosa i Rockfeller che a New York, ogni anno, in barba all’austerità, danno al popolo la rappresentazione sforzesca del Natale e del consumismo.

Gli italiani sono malati, e non tutti di covid. Aleggia ancora lo spettro del secessionismo, e stavolta la spinta proviene dal sud, nulla di bossiano. Per non parlare dell’omertà che, dalla Sicilia, ha invaso i cervelli degli invasati meridionalisti, pronti a negare l’evidenza con le zoccole sui marciapiedi. E no, non mi riferisco alle squillo.