Sardegna, canile abusivo su terreno comunale. Ecco la segnalazione che riguarda Ittiri, Bessude e Thiesi

All’interno di Bessude e di Thiesi, comuni della provincia di Sassari nel nord Sardegna, nonostante tutti i fondi e le segnalazioni da parte dei cittadini, non sono stati istituiti canili e/o centri di accoglienza adeguati per i cani randagi.

Solo in casi di ripetuti solleciti da parte di alcune volontarie questi si appoggiano al canile di Ittiri, una paese limitrofo. In seguito ad alcune indagini delle volontarie stesse si è appreso che dal 2008 nessun cane entrato nella struttura del canile di Ittiri, proveniva dal comune di Bessude e di Thiesi. A quanto pare si appoggiavano a un rifugio abusivo creato all’interno di un terreno comunale privo di associazione occupante, di fondi per i cani stessi e delle autorizzazioni necessarie a far si che i cani siano ben tenuti a 360 gradi.

Nei mesi di agosto e di settembre una volontaria ha trovato alcuni cuccioli con la loro mamma in una situazione di pericolo sia per la salute che per la loro incolumità.

Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da 4 mesi a due anni

art. 544 – bis c.p.

L’accoglienza e il mantenimento dei randagi, sebbene complesso e derivante da sinergie difficili da far confluire, è tutto sommato tutelata a livello regionale. La regione Sardegna, difatti, ha ampiamente legiferato in materia, ponendo in essere le basi di una tutela non solo per gli amici a quattro zampe, ma anche per gli operatori del settore.

L‘art. 6 l.n. regionale nr. 21 sancisce, ad esempio, che “la regione predispone un programma annuale di prevenzione al randagismo finalizzato alla costruzione e ristrutturazione dei canili”; il seguente articolo settimo è cita persino le strutture di ricovero: “Convenzioni erogate per il ricovero, cura e custodia di animali abbandonati o randagi in strutture adeguate e la concessione di terreni pubblici per la realizzazione di strutture di ricovero”.

È proprio leggendo l’intero testo legislativo che spunta il paradosso rispetto a quanto parrebbe esser la prassi in quel di Thiesi.

I cani vaganti non identificati devono essere catturati a cura del servizio veterinario dell’unità sanitaria locale competente; nessuno al di fuori degli addetti, può procedere alla cattura

art. 9 legge Regionale nr. 21


Quindi, nonostante vengano contattati gli organi competenti al recupero , così che gli animali vengano portati al canile convenzionato come da normativa vigente, parrebbe invece che il comune di Thiesi li rigetti nelle campagne limitrofe o all’interno del rifugio non a norma.

La volontaria, raggiunta dai microfoni de Il Piantagrane Magazine, ha ammesso di essersi fatta carico dei cani in attesa vengano consegnati al canile associato. Di più, le spese non le verrebbero rimborsate sottolineando il fatto che il comune ha qualcosa di più importante di cui occuparsi.

I comuni singoli o associati provvedono al risanamento e alla gestione dei canili, assicurando condizioni di vita adeguate e di servizio permanente di guardia veterinaria

Art 3 legge Regionale nr. 21


Compendiando, urge ricordare che tutti i cani devono essere sottoposti a cure mediche periodiche contro le varie malattia (art. 10 l. reg. 21)

Si può aggiungere che all’interno del Codice Civile all’articolo 927 si specifica che ogni sindaco risulta responsabile e proprietario (nel caso in cui non risultino proprietà di terzi) degli animali d’affezione rinvenuti nel proprio territorio.

Ma come mai questi comuni non si impegnano per chiedere fondi all’ente regionale che ogni anno li eroga a seguito di un buon progetto e che aiuta, anche, nel corso degli anni il sostentamento dei canili stessi?

Forse è il momento di agire, indagando meglio, raccogliendo quante più denunzie possibili affinché cani e gatti randagi vengano tutelati e salvati spesso da un triste destino.

N.B. L’articolo cita i comuni di Bessude e Thiesi pertanto si rammenta che l’art. 8 della legge sulla stampa 47/1948 stabilisce che “il direttore o, comunque, il responsabile è tenuto a fare inserire gratuitamente nel quotidiano o nel periodico o nell’agenzia di stampa le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini od ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto suscettibile di incriminazione penale”.

L’articolo, a firma di M. Valeria Manconi, non ha carattere incriminatorio: ci si è limitato a raccogliere una segnalazione di volontari del settori.


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