“Senegalesi, nigeriani, italiani, ogni mattina si svegliano tutti per vivere con dignità”. La tesi della scrittrice Manconi

Ormai da un po’ di tempo, lungo le strade e in qualsiasi città, grandi e piccole che siano, fuori dai supermercati o dai negozi, nei bar o nei ristoranti ci imbattiamo nelle persone che durante gli anni ’90 venivano chiamate “vu cumprà”.


Di diverse etnie, dal Senegal, dal Marocco, India ecc, pelle scura e oggettini di poco valore tra le mani. Gentilmente cercano di attirare la nostra attenzione, a volte ci infastidiscono, a volte gli ignoriamo totalmente, a volte gli diamo qualche spicciolo giusto per levarceli dai piedi, ma chi sono realmente queste persone?


Amir, Bomani, Mabili, Olaitan, Chudamani, Gangesh, Mohamed... sono solo alcuni dei loro nomi, nessuno li conosce, sono impercettibili, per tanti scarti della società o forse neanche parte di essa. Attraversano centinaia e centinai di chilometri, stipati, rischiando di perdere la vita, solo per arrivare qui in Italia. Cercano fortuna, qualcosa che renda migliore la loro vita.

Fatou, vita da vu cumprà - Il Capoluogo

Frequentemente lasciano i propri figli nei loro paesi d’origine, sentendo la loro mancanza più che mai, ma con la speranza di riuscire a creare loro un futuro migliore. Con il freddo, la pioggia, il sole cocente, il dolore alle gambe, senza orari ne sicurezze cercano ogni giorno di mostrare il sorriso migliore e tutta la gentilezza o simpatia che possiedono pur di racimolare qualche spicciolo, nonostante molto spesso si debbano scontrare con tutta la nostra indignazione e maleducazione. In quanti, tra i denti, diciamo che se qui si sentono esclusi potrebbero tornare nel loro paese perché noi siamo già affamati, senza lavoro, precari e preoccupati.


Questa terra non è nostra, chiunque può abitarla.
Senegalesi, italiani, marocchini, americani, cinesi, indiani e di ogni posto su questa terra ogni mattina si svegliano allo stesso modo, speranzosi soprattutto di vivere dignitosamente, di realizzare i propri sogni, di vedere i figli crescere e di essere felici.


Il colore della pelle, la lingua, le abitudini, le tradizioni e la terra di nascita non ci rendono persone migliori, sono solo il contorno e non la sostanza di noi stessi.
Le azioni dimostrano chi siamo.
Siamo tutti persone, prodotto di questa terra.

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