Sukhasiddhi, la santa scandalosa

Dimmi la verità, non hai mai visto una santa sbattertela in faccia!

Non di certo nell’iconografia cristiana, dove al massimo avrai sentito parlare di mutilazioni genitali o di martirii durante i quali furono squartati i seni, ma nessuna immagine che si avvicini minimamente alla beata, gioiosa, divina Sukhasiddhi.

Ad onor del vero, l’estasi di molte sante cattoliche ha un qualcosa di erotico, e mi viene da pensare a Sant’Agata, che torturata da due tenaglie che lentamente le strappavano i capezzoli diceva: “i dolori sono la mia delizia…è come se udissi buone nuove”, per poi rivolgersi ad uno dei suoi aguzzini: “non ti vergogni di tagliare ciò che tu stesso vorresti succhiare?”. Ma mentre in questi casi l’identificazione con Dio avviene attraverso il dolore, invece l’Anuttarā-samyak-saṃbodhi, letteralmente “insuperabile-corretta-perfetta illuminazione”, avviene in uno stato completamente diverso, del quale la sofferenza è solo una condizione precedente.

Ma concentriamoci ora su Sukhasiddhi, e cerchiamo di capire perché ci sembri scandalosa nella forma senza esserlo nella sostanza.

Nella provincia del Kashmir viveva una coppia poverissima insieme a sei figli. A causa di una crisi spaventosa che investì tutta la regione, la famiglia cominciò a vivere di stenti, tanto che rimase una sola ciotola di riso per otto bocche da sfamare. Così il capofamiglia decise di andare in cerca di cibo, e per avere maggiori possibilità di riuscita sparpagliò anche i figli, lasciando la moglie a casa per custodire il poco riso rimasto.

Un giorno giunse un mendicante che stava morendo di fame; la donna, vedendolo strisciare, ne ebbe pietà e gli fece mangiare la ciotola di riso rimasta. Dopo poco tempo tornarono tutti a casa a mani vuote, e siccome gli sforzi del viaggio li avevano ridotti male, decisero che per non morire sarebbe stato meglio dividersi il poco riso rimasto. La donna raccontò che lo aveva donato tutto al poveraccio, così il resto della famiglia, in un violento scatto di ira, la offese e la cacciò via di casa a calci nel culo.

La donna viaggiò molto e giunse, ormai sessantenne, nel villaggio di Oḍḍiyāna , dove viveva nella foresta il maestro tantrico Virupa. In questo luogo costei cominciò a lavorare come bracciante agricola, quindi riuscì a stabilirvisi come produttrice di birra. La bevanda era necessaria a Virupa per le sue pratiche segrete, ed il maestro ne apprezzò molto il sapore. Quando la donna seppe che la birra serviva al santo non si fece più pagare e cominciò a regalargliela. Venutolo a sapere Virupa andò da lei di persona e le chiese se volesse diventare sua adepta. Costei accettò, e la sua devozione fu talmente tanto forte che in una sola notte subì un’incredibile trasformazione: il corpo dell’anziana si purificò e si trasformò in quello di un’attraente sedicenne. Sukhasiddhi, questo divenne il suo nuovo nome, restò tale per sempre; divenne una maestra venerabile, acquisì enormi poteri spirituali e fu in grado di elargire favori a chi la pregasse con cuore puro.

Ad uno sguardo profano Sukhasiddhi può sembrare una prostituta in vetrina, eppure la sua storia dimostra il contrario. La vagina in bella mostra rappresenta il “donare” senza chiedere nulla in cambio: Sukhasiddhi dà l’ultima ciotola di riso ad un mendicante, seppur stia morendo di fame; quando Virupa manda la propria consorte a comprare della birra, Sukhasiddhi gliela regala. Nonostante l’iconografia scandalosa la carità (compassione) di Sukhasiddhi la rende santa.

Ma c’è qualcosa di più, qualcosa di altro.

Non sono un professore, e non mi va di spiegarti la differenza tra Buddhismo Mahayana e Buddhismo Vajrayana, anche se è bene che tu vada a darvi uno sguardo, se non altro per dare una lezione a tutti sti figli di Buddha contemporanei….

Posso dirti però che non esiste un solo Sentiero per raggiungere la Perfezione. Le Vie sono molteplici, e molto dipende dalla tua Natura. È come quando devi raggiungere un determinato luogo: c’è la strada principale, quella che percorrono tutti, più lunga ma più sicura; e poi ci sono le scorciatoie segrete, le viuzze che solo pochi conoscono, attraverso le quali puoi raggiungere prima la vetta, dovendo però affrontare pericoli maggiori.

Sukhasiddhi “si illuminò” in una sola notte. Donò a Virupa birra e carne di maiale, alimenti vietati ad un santo, ma lo yogi sapeva come “trasformare il veleno in farmaco”. Sukhasiddhi si trasformò in una giovane bella e desiderabile, e possiamo immaginare che magari donò a Virupa qualcos’altro di assolutamente vietato… Mah! Problemi loro!

Mi congedo con uno degli insegnamenti chiave della Venerabile:

Disimpegnati dagli oggetti dei sei sensi,

Sperimenta il non-pensiero, è il sentiero che conduce oltre.

L’estensione della realtà ultima non è concettuale.

Mahamudra è privo di attività mentale.

Non meditare! Non meditare! Non praticare meditazione!

La meditazione mentale è un ciclo di illusioni!

I pensieri concettuali sono le catene che ti legano al samsara.

Allontanandosi dalla mente concettuale, non c’è meditazione!

Lo spazio è vuoto e non concettuale!

La radice della mente concettuale, tagliala!

Taglia questa radice e poi rilassati!

Così è stato detto.