Trento, detenuto nigeriano tenta violenza carnale su di un’agente. Perché nessuno lo sorvegliava?

Trento, 21 gen 2020 – Increscioso evento presso la casa circondariale di Spini di Gardolo, nel capoluogo trentino.

Una poliziotta è stata molestata da un detenuto straniero, approfittando costei fosse in libero servizio. L’aggressore, un nigeriano agli arresti per reati di riprovazione sociale, ha tentato di trattenerla e persino di baciarla.

Le urla dell’agente hanno allertato i suoi colleghi che sono prontamente intervenuti per stoppare l’aggressione.

Una delle questioni spinose aperte riguarda proprio la pericolosità sociale del detenuto. Senza scadere in stupide teorie antropologiche, la questione è di rilevanza penale, ed è affrontata abbondantemente neo libri di diritto penale su cui si formano le nuove schiere di giuristi.

Non tutti i reati sono uguali. E pare del tutto superficiale aver lasciato libertà di movimento e di azione a un detenuto punito per reati di riprovazione sociale non specificati dal direttore del carcere trentino, onde evitare di violarne la privacy.

Sono in corso indagini interne per ricostruire meglio i fatti che avrebbero potuto sortire due effetti spiacevoli: lo stupro e persino il contagio nel caso in cui costui fosse risultato positivo ai test sul Sars-Cov-2.

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