Ultim’ora/ Accordo raggiunto: nel 2030, – 55% di emissioni dannose. Ma si sollevano dubbi

Accordo raggiunto tra gli Stati Membri dell’Unione Europea. Entro il 2030 si ambisce a tagliare ben 55% delle emissioni tossiche e inquinanti nell’ambiente, con speranza di neutralità totale nel 2050.

La notizia giunge dopo una nottata di dure trattative a Bruxelles tra i capi di Stato – tra cui il Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte – che hanno trovato non poche resistente da Polonia e Ungheria non solo sul noto Recovery Plan ma anche sullo stesso accordo ambientale.

In effetti, la notizia non è stata accolta con grande clamore. Molte associazioni ambientaliste vedono sotto una cattiva luce le iniziative ambientaliste provenienti dalla Unione Europea. In molti contestano anche la stessa giovane attivista svedese Greta Thunberg ritenendola una ragazzina nelle mani di certe associazioni direttamente correlate a taluni magnati, fondatori di multinazionali ree, da decenni, di danneggiare non solo l’ambiente ma anche la società tutta tramite determinate scelte finanziarie.

Insomma, l’accordo è destinato ad aprire il dibattito. Se da un lato siamo tutto concordi che occorra far qualcosa per fermare deforestazioni, emissioni inquinanti, abbattimento della fauna, distruzione della flora, dall’altro si richiede che non vi sia l’intervento non solo dei grandi finanzieri ma anche delle organizzazioni sovranazionali, non sempre lineari nei loro modi di agire.

La preoccupazione deriverebbe inoltre dalle molteplici chance di business che l’ambientalismo offre. Sovente, difatti, l’ideologia ambientalista è criticata perché, in quanto tale, è soggetta all’avvicinamento di talune associazioni che se accordate possono aumentare il rischio di creazione di lobby di potere, con scopi tutt’altro che salutari.