Una poltrona per tutti. Ma quale crisi di governo. Ecco cosa stiamo vivendo, e cosa può fare Mattarella

foto copertina: wired.it

Si fa presto a parlare di crisi di governo, col solito modus dicendi giornalistico che non fa ben comprendere né cosa sia, né le risoluzioni. Procediamo per gradi.

Dicesi crisi di governo la situazione nella quale l’esecutivo perde il rapporto di fiducia col Parlamento, presentando così le sue dimissioni. Tecnicamente, dunque, quella di Conte non è una vera e propria crisi, quantomeno dal punto di vista giuridico.

Difatti i mass media utilizzano l’espressone in maniera impropria, riferendosi – come nella fattispecie italiana – a un problema di maggioranza. Che sì porta a una crisi, ma ha altre vie risolutive.

Quando per esempio Beppe Grillo, nei giorni addietro, ha auspicato un’alleanza tra maggioranza e opposizione per non far cadere il governo, non ha detto una totale baggianata. Certo, sarebbe mal vista dagli italiani, ma tutto sommato rientra nel giuoco parlamentare delle poltrone.

Basti notare che la sua proposta non sia stata criticata all’unanime. Tolti Giorgia Meloni che si è palesemente schierata contro la proposta reputandola da regime comunista cinese, e Matteo Salvini, gli altri esponenti stanno tacendo. Il motivo? Non ci sarebbe tempo per organizzare delle campagne elettorali efficaci tali da garantire a certuni il superamento della soglia di sbarramento.

Un crisi parlamentare degna del nome necessita di una mozione di sfiducia o di un voto contrario alla stessa di fiducia all’esecutivo.

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Cosa può fare Mattarella

In qualità di Presidente della Repubblica, laddove accertata la crisi di governo, può optare tra le seguenti scelte:

  1. rinviare alle camere con voto di fiducia per accertare la sussistenza del patto di fiducia tra esecutivo e Parlamento;
  2. sciogliere le Camere e indire nuove elezioni (dopo aver ascoltata tutti i leader di partito e aver esclusa la possibilità di un rimpasto);
  3. procedere alla nomina di un secondo mandato per lo stesso esecutivo, premesso il divieto di due mandati consecutivi;
  4. nomina di un governo tecnico. Attualmente, una delle due vie più gettonate, col nome di Mario Draghi sempre più prepotente sulla scena politica nazionale.