Vaccino obbligatorio? I detenuti non sono cavie. Amnistia e indulto per salvarli dal coronavirus

Le soluzioni proposte dagli esponenti politici ricevuti dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sul sovraffollamento delle carceri e la crisi sanitaria inerente lasciano perplessi.

Il radicale Riccardo Magi richiede a gran voce che i detenuti siano i primi vaccinati; lo scrittore Roberto Saviano ha chiesto invece tre contemporanee soluzioni: la liberazione anticipata (ovvero l’aumento dello sconto ogni sei mesi di carcerazione, portandolo da 45 a 75 giorni; lo stop ai nuovi ingressi in carcere bloccando l’esecuzione delle sentenze; i domiciliari per chi deve restare dentro ancora per 24 mesi).

Perché il vaccino obbligatorio per i detenuti è assurdo

Partiamo dal presupposto che anche nelle carceri viga la Costituzione. L’articolo 32, comma 2 Cost. recita palesemente: “Nessuno puù essere obbligato a un trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

Ciò significa che tutti i detenuti abbiano diritto a ricevere adeguate cure mediche e assistenza sanitaria: se mi ammalo, è obbligo dello Stato garantirmi ricoveri e posti letto in terapie intensive laddove necessario. Lo Stato deve quindi prevedere per legge che gli ospedali di riferimento delle case circondariali siano muniti di posti letto ad hoc, di esclusivo uso dei detenuti.

I costituenti difatti redassero tale articolo nel duplice tentativo di salvaguardare la collettività e di garantire il diritto di rifiutare le terapie. Tutto ciò che è imposto si chiama regime terapeutico e mi pare che, sebbene dimenticata, la gerarchia delle fonti giuridiche preveda ancora il primato della Costituzione.

Il detenuto è tale in quanto controllato nella sua libertà per motivi confacenti al diritto penale, ma ciò non legittima lo Stato a scegliere per lui se vaccinarsi o meno. La salute, intesa psico-fisicamente, è un diritto pretensivo, ovvero implica una prestazione che può esser eventualmente imposta per tutelare la collettività, ma pur sempre non violando i diritti fondamentali dell’uomo. Come la libera scelta. Tutt’al più si chieda a tutti i carcerati se vogliano vaccinarsi o meno, ma è inaudito pensare di imporre un trattamento.

Il problema va affrontato radicalmente, salvaguardando il diritto alla salute.

Perché Saviano ha torto sui domiciliari (ma potrebbe aver ragione sugli altri due punti)

Partiamo dallo stop delle nuove sentenze. Qui il problema è di ignoranza penale. Cosa vuole dire? Legittimare chiunque a commettere reati tanto poi i processi verranno celebrati chissà quando? Vogliamo ingolfare ancor più la magistratura già secolarmente lenta? Violiamo ogni cardine del “giusto processo”?

Domiciliari per chi deve scontare 24 mesi di detenzione? Noi dobbiamo capire che siamo in una situazione di emergenza, e quindi occorra attuare decisioni d’emergenza. Straordinarie. Vale a dire che in caso di normalità, non verranno ripetute. Pertanto la soluzione più veloce restano amnistia e indulto. Sia perché velocizzano la tutela della salute, sia perché permettono ai detenuti di tornarsene dalle loro famiglie in luoghi presumibilmente più sicuri – dal punto di vista igienico-sanitario – delle carceri.

Amnistia e indulto restano due istituti contemplati dalla carta costituzionale, attuabili mediante normale impegno da parte delle forze politiche e del Presidente della Repubblica. Non deve però passare il messaggio che li si richieda per far uscire i detenuti dal carcere, in barba ai reati commessi. La pena, se adeguatamente scontata – e quindi con salvaguardia dei diritti umani – ha come nobile scopo il reinserimento in società dello stesso. Ad esempio, il padre di famiglia verrà aiutato a trovare un lavoro e quindi ne gioverà non solo lui, ma anche la sua famiglia.

In verità sia l’amnistia che l’indulto prevedono lo stesso il reinserimento, quindi occorre agire per creare i giusti canali tali che lo Stato si prenda cura degli ex detenuti, non vaccinarli in massa contro la loro volontà, peraltro mantenendo immutato il numero degli stessi.

Come diminuire il numero di detenuti

Quando si parla di diritti umani non deve passare alcun messaggio politico né ideologico. Il detenuto, per scontare la pena conformemente, deve avere i suoi spazi, la sua metratura nella quale muoversi, il suo ricambio di aria, la sua intimità.

Pertanto o si trovano nuove strutture da mutare in case circondariali, o li si manda a casa tramite amnistia e indulto, o si inizia ad agire sul detenuto clandestino che, in quanto tale, è titolare dei diritti umani ma non dei diritti per il regolare soggiorno sul territorio.

Su quest’ultimo punto il parlamento ha introdotto nuovamente la protezione umanitaria quindi i detenuti italiani – o quelli stranieri regolari – sono obbligati a starsi zitti e a vaccinarsi.

Il Piantagrane Magazine© è un progetto editoriale d'opinionismo generalista che disserta su ciò che vi pare e piace con un unico scopo: essere zona franca del lettore contro la banalità della noia per analizzare spaccati di realtà politicamente scorretti. Se volete altro, attivatevi gli RSS delle agenzie stampa.

È concessa qualsivoglia riproduzione contenutistica previa citazione de Il Piantagrane Magazine© (www.ilpiantagrane.com).

Le foto presenti su Il Piantagrane Magazine© potrebbero esser state prese da internet e pertanto valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione scrivendo a ilpiantagranemagazine@gmail.com.

Per il resto, vivi e lascia vivere ché qua chi male vive, male muore.